Figurazioni dell’invisibile (2012)

Fixed media per installazione Giardino Sonoro / Sonic Garden di Architettura Sonora

Durata: 8’24’’

Commmissione: Biennale di Venezia

Prima esecuzione assoluta: Arsenale – Giardino delle Vergini – 56.Festival Internazionale di Musica Contemporanea – La Biennale di Venezia 2012

Le figurazioni dell’invisibile, frase desunta dal Trattato della pittura di Leonardo da Vinci, sono metafora di cambiamento, di trasformazione, di alternanza di densità e rarefazione, che simbolizzano le continue micro trasformazioni del vissuto personale, che gravitano nel regno dell’invisibilità. Come araldo della diversità, essa è ombra, la custode di tutto ciò che rifugge a rivelarsi. Sospesi tra luce ed ombra, tra ombra della luce e luce dell’ombra i suoni pian piano costruiscono spazi, si rivelano e si negano, saturano la scena costruita per poi sottomettersi al trionfo del naturale. In questa partitura di vuoti e di pieni si apre lo spazio dell’interazione con l’altro, dell’intromissione dell’alterità che partecipa a costruire identità nuove e mutevoli, irripetibili nella loro fuggevolezza.


 

Fixed media for the installation of Giardino Sonoro / Architettura Sonora’s Sonic Garden.

Duration: 8’24’’

Commmission: Biennale di Venezia

World premiere: Arsenale – Giardino delle Vergini – Festival Internazionale di Musica Contemporanea – La Biennale di Venezia

The figurations of the invisible, phrase mutuated from the Treatise on painting, are a metaphor for change, transformation, alternating density and rarefaction, acting in the realm of invisibility, which symbolizes the continuous micro-transformations of personal experience. As a herald of diversity, this metaphor is shadow, the guardian of inexpressibility’s dimension. The sounds, suspended between light and shadow, between the light of the shadow and the shadow of the light, slowly build spaces. The sounds, revealing and negating themselves, saturate the musical scene, vanishing, finally, in the nature. This score of full and empty spaces opens the interaction with the other, the invasion of otherness that is involved in constructing new and changing identities, unique in their slipperiness.

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